Cronaca

Caltanissetta, “I pregiudizi hanno bisogno di essere curati”

Riceviamo:
In un contesto nel quale ogni attore propone in modo deciso la propria ricetta, non ho la pretesa di suggerirvi come districare la matassa della pianificazione IN AMBITO SANITARO. Mi piacerebbe invece richiamare l’attenzione sulle persone che fanno del nostro sistema sanitario una cosa viva. Quando parliamo di ospedali e di malattia, non parliamo solo della risposta meglio strutturata alle calamità che affliggono la fisicità dell’uomo, ma e soprattutto di un luogo privilegiato nel quale persone e persone possono incontrarsi e crescere assieme. Le cure negli ospedali, negli istituti e non da ultimo in tutte le nostre case, che siano prestate da medici, infermieri, volontari, famigliari o amici, non rispondono solo ad un bisogno fondamentale di chi è malato, ma chiamano in causa la responsabilità di chi cura e di chi è curato, per proporre una medicina ragionevole, sensibile ai bisogni autentici e garante di adeguatezza e di efficacia. La disinformazione sulla natura del problema e sugli obiettivi della riorganizzazione della rete degli ospedali non fa che generare insicurezza e dolore in chi cura e in chi viene curato. L’intricato panorama di botte e risposte a mezzo stampa sembra lasciare poco spazio a ciò che conta veramente, dimenticando che il bene per i pazienti lo si costruisce, in un contesto collegiale, con la sensibilità, la compassione e la gentilezza. Come andare avanti? Come proporsi in semplice trasparenza nel proprio ruolo? Non ho una ricetta ma comincio con voi cari medici di famiglia e pediatri di libera scelta a scrivere dicendo che: durante la visita (informazione) del vostro assistito, basterebbero pochi minuti di dialogo (es. ricordare che alla rinuncia di una visita specialistica prenotata al CUP comporta l’obbligo di farlo presente per poter dare spazio ad altri ecc.) è già questo piccolo gesto abbasserebbero di molto i tempi di attesa. Per quanto riguarda gli amici, amministratori e politici, aiutiamoci a capire che fragilità e bisogno diventano doni quando scuotono le abitudini del pregiudizio e che il nostro bene è il bene degli altri…. Carlo Sorbetto

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