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Caltanissetta, il funerale della democrazia partecipata

Riceviamo:

“Vogliamo dare ai nisseni l’opportunità di cambiare, vogliamo ridare loro la fiducia in chi li amministra, farli tornare a credere che la cosa pubblica non va gestita nell’interesse degli amici ma, indirizzata al bene di tutta la comunità. La nostra è una proposta basata sull’ascolto, sull’operosità e sulla trasparenza di gestione”. Era l’anno 2014, quello in cui migliaia di nisseni furono indotti a sognare ad occhi aperti, sperando nell’arrivo del tanto atteso “cambiamento”, quando, più o meno con questi contenuti, fu condotta la campagna elettorale della compagine che vinse le elezioni amministrative. Ed oggi, a quattro anni di distanza, si deve continuare a sperare, visto che il “dialogo” promesso dall’Amministrazione ai cittadini continua ad essere il grande assente e permangono tanti dubbi e molte domande.

Già, i dubbi, per esempio, a proposito della SCAT, la società che gestisce il trasporto pubblico urbano, i cui mezzi, nonostante l’aumento del contributo della Regione e l’ulteriore sostegno da parte del Comune, viaggiano quasi sempre vuoti e tutte le segnalazioni all’Amministrazione comunale in merito continuano a restare ignorate. Le paline di fermata, sempre per esempio, portano in bella vista messaggi pubblicitari che lasciano pochissimo spazio e quasi nulla sulla visibilità alle informazioni relative a percorsi ed orari che, tanto, non vengono mai rispettati con buona pace degli utenti! Oppure le domande come quelle che ci poniamo sulla progressiva depauperazione di tante opportunità, della fuga di importanti attività pubbliche e private passata nell’assoluto silenzio di chi, per primo, avrebbe dovuto difenderci e che, invece, assiste impassibile all’erosione del tessuto economico della Città ed alla conseguente perdita di posti di lavoro.

Si, il lavoro, quello che il beato Padre Giacomo Cusmano definiva “la prima carità”, che è parte costitutiva e formativa dell’identità della persona e che manca a noi ma, ancora di più continuando su questo passo, mancherà alle future generazioni! E anche le domande sulla vicenda dell’Antenna della RAI di cui non si sa più nulla nonostante fosse stata promessa ampia informazione ai cittadini. Insomma, da un lato la crisi diventa sempre più profonda e, dall’altro, si continua ad aspettare il “cambio di passo” che fu cavallo di battaglia elettorale della compagine (ora un po’… scompaginata!) che vinse a suo tempo le elezioni. Sarà questo il funerale della “democrazia partecipata” e dell’esperimento di gestione assembleare che ci erano stati sventolati davanti al naso? “Spero proprio di no!” . Carlo Sorbetto

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