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Carlo Sorbetto: “Prendersi cura dell’altro “

Riceviamo:
Desidero muovere i primi passi, o meglio, le prime righe, trattando un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che ritengo di grande valore educativo: “prendersi cura”. In primo luogo ritengo che sia la carità cristiana per i credenti, sia la solidarietà umana per i laici rendano doveroso mettersi a disposizione, quando se ne abbia il tempo e la capacità, per aiutare chi si trova in una situazione di disagio nella forma che più è congeniale alle proprie competenze. In particolare ritengo che per migliorare la cura dei malati sia necessario offrire ogni possibile supporto non solo materiale, ma anche multidisciplinare (compreso i parenti) e che la presenza di persone (volontari) possa dar loro la sensazione di una solidarietà con la loro sofferenza che, proprio perché non motivata da alcun obbligo, è tanto più gradita. “Prendersi cura dell’altro” vuol dire, perciò, “prendersi a cuore” tutto ciò che di bello e di buono è in lui, perché non vada perduto e perché in lui, tutto ciò che ha bisogno di attenzioni, possa essere curato. Genitori, insegnanti e ogni adulto, quale educatore, hanno perciò un ruolo importante in quanto il percorso educativo che ogni bambino/a e ragazzo/a compiono a scuola dovrebbe avviare anche al “prendersi cura”. Se siamo fermamente convinti che istruzione ed educazione siano parti indissolubili di un unico progetto di vita, occorre porre i nostri giovani nella condizione di imparare a “prendersi cura”: prima di tutto di se stessi, di un “volersi bene” che implica la scoperta dei talenti personali, l’allenarsi alla ricerca dei significati, l’iniziare a coltivare progetti. Accanto a questo, i giovani vanno avviati a prendersi cura degli altri, come pure delle cose, di tutto ciò che li circonda e dei patrimoni culturali ed artistici del proprio ambiente. E’ un “avere a cuore” le persone e le cose, cioè tutto ciò che compone il proprio contesto di vita, tutto ciò che è considerato un “bene comune”. In questo modo la “cura” apre al sapere, alla conoscenza e permette di sentire la realtà più vicina, di entrare in relazione con la cultura, di comprendere meglio le persone, di sentirsi appartenenti ad una storia, ad un territorio, ad una civiltà. Maturano anche i sentimenti del rispetto, della tolleranza, della solidarietà: valori irrinunciabili in una società come la nostra, tanto complessa quanto ricca di potenzialità.
Carlo Sorbetto

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