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Mentre si parla di altro si continua a morire sul lavoro

Riceviamo:

La tragedia delle morti bianche continua. A quanto pare, stando alle indiscrezioni, si sarebbe rotta la catena che teneva il cestello sul quale stavano lavorando i due operai, Francesco Gallo, 50 anni e Gaetano Cammilleri di 55 anni (entrambi della provincia di Agrigento) all’interno della cisterna del “sovrappieno” della diga Furore di Naro.

A livello politico non sento tutta questa sensibilità sulla sicurezza sul lavoro, e non mi sembra che questo tema sia assolutamente al primo posto nell’agenda politica di ogni partito politico: che tristezza! E anche il sindacato avrebbe il dovere di fare molto di più! Quando muore un lavoratore, dietro a lui c’è una moglie, un padre, un figlio, un fratello, una sorella, che si ritrovano molto spesso abbandonati a se stessi a piangere il proprio caro ammazzato sul lavoro, abbandonati da tutti e da tutto.

Molto spesso costretti a lottare anche per avere un risarcimento, verità e giustizia per la morte del proprio caro, con processi che spesso si concludono con pene irrisorie per i responsabili dell’accaduto e con risarcimenti che spesso hanno il sapore della beffa! Chi di dovere dovrebbe avrebbe il dovere morale di fare qualcosa per cambiare tutto cio, ma purtroppo questo non accadrà!

          Carlo Sorbetto

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