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Pillole di sanità: “Il giusto sale” di Rosario Colianni – Pediatra

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non introdurre con la dieta giornaliera  più di 2 grammi di sodio. Considerando che ogni grammo di sale (cloruro di sodio) contiene circa 0,4 g di sodio non bisogna consumarne più di 5 grammi al giorno. Va considerato nel calcolo anche il sodio  contenuto negli alimenti e nella bevande.    Il sale è in grandi quantità negli alimenti preparati e trattati a livello industriale e nei cibi trattati con salatura per la conservazione,  mentre è nettamente più basso nei cibi preparati a casa.  Nel periodo estivo, quando aumenta la sudorazione, sebbene il fabbisogno di sodio aumenta non si dovrebbero superare i 6 grammi giornalieri di sale. Un abuso porta a diverse condizioni patologiche quali ad esempio l’aumento della pressione sanguigna pertanto devono prestare prudenza i soggetti già ipertesi e i soggetti sani predisposti familiarmente a questa patologia. Anche nell’obesità occorre fare attenzione perché i cibi salati aumentano il senso di sete che porterebbe al desiderio di bevande zuccherate (caloriche).

Inoltre l’apporto di sale va notevolmente ridotto nell’insufficienza renale  nella quale vi è in una ritenzione di sodio. Ultimamente alcuni ricercatori di New York (studio pubblicato su Nature Neuroscienze) hanno documentato i danni del sale al cervello. Difatti le cavie alimentate con una dieta molto salata presentavano un cervello poco ossigenato  per un ridotto flusso sanguigno cerebrale causato dall’aumento di una sostanza infiammatoria chiamata inteleuchina –17.  Nei paesi scandinavi dove l’utilizzo del sale da cucina e notevolmente ridotto si è osservato una bassa incidenza di ictus cerebrale a differenza degli Stati Uniti dove il consumo è aumentato del 50% negli ultimi 15 anni.  L’industria alimentare inglese è stata la prima ad impegnarsi per ridurre il sale negli alimenti a cominciare dal pane con una riduzione, in dieci anni,   del 40%. In Italia, purtroppo, vi è un consumo di cloruro di sodio che è il più alto d’Europa e pertanto tanto si dovrebbe fare seguendo la scia inglese.  Concludo annotando alcuni consigli per  ridurre l’apporto di sale nella nostra dieta:  

Prendere coscienza che il cibo confezionato è ricco di sale e limitarne il consumo ; Abituare il palato a cibi  non salati; utilizzare poco sale durante la cottura  (quando si prepara la pasta abituarsi, per esempio, ad aggiungere il sale a cottura ormai terminata; in questo modo si riduce considerevolmente la quantità di sale assorbito dalla pasta); Limitare il consumo di cibi conservati sotto sale o trattati industrialmente (insaccati, alcuni formaggi, patatine ecc); Non mettere sale nella carne o pollo ma utilizzare gli aromi (spezie, limone, aceto balsamico);   Limitare l’uso di condimenti contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape); Non aggiungere sale nelle pappe dei bambini, almeno per tutto il primo anno di vita; Nello spuntino aumentare il consumo di frutta anziché snack salati.

    Rosario Colianni – pediatra

 

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