Cronaca

Scoperta carrozzeria abusiva con armi nascoste in vetture di dubbia provenienza

I carabinieri del reparto territoriale di Gela continuano senza sosta e a tappeto le attività di controllo e presidio del territorio. Straordinari servizi di prevenzione e repressione dei reati disposti dal comando provinciale dei carabinieri di Caltanissetta sono stati messi in atto, in maniera massiva ed energica, dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Gela con il supporto dello squadrone eliportato Cacciatori “Sicilia”, che a Gela, nei pressi della SS 115, in contrada Roccazzelle, hanno individuato un capannone con area pertinente adibite a vero e proprio deposito e carrozzeria di mezzi di ogni tipo, arrestando S.E., 52 anni, il fratello S.G. 52anni, e D.G. 63 anni, tutti del posto e già noti alle forze di polizia.
I militari sono rimasti sorpresi quando, all’apertura del cancello, ben occultati alla vista dalla strada, si sono trovati difronte decine e decine di mezzi, parte di essi e carcasse di camion, rimorchi e auto dislocati all’interno e all’esterno della vasta area, in parte in fase di lavori di carrozzeria in parte, di fatto, depositati come rifiuti.
Nel corso del controllo e perquisizione, ben occultati all’interno di uno dei mezzi, sono stati trovati nella disponibilità dei due proprietari dell’area ed del loro “factotum”:
una pistola 7,65 completa di caricatore illecitamente detenuta;
un taser munito di relativa batteria;
23 cartucce cal 12 a pallini da caccia;
24 veicoli (autocarri/auto/parti di auto) di dubbia provenienza e in fase di accertamento;
57 targhe di diversi mezzi, alcune risultate provento di furto, altre di smarrimento, altre con gravami vari, per le quali sono in corso accertamenti per stabilirne la provenienza;
un autocarro Iveco turbo daily, risultato oggetto di furto a Catania.
L’intera area, di circa 5mila mq, con tutti i mezzi, sono stati posti sotto sequestro e affidati a custode giudiziale in attesa di ulteriori accertamenti. Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati condottii, i due fratelli nel carcere di Gela e il loro collaboratore nella propria abitazione agli arresti domiciliari a disposizione della Procura della Repubblica di Gela che coordina le indagini.
I tre soggetti dovranno ora rispondere della disponibilità delle armi trovate, della ricettazione di targhe e mezzi e dei reati ambientali provocati nell’area scoperta.

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