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Unione Consumatori: la Banca non può rifiutare la chiusura del conto corrente anche se in rosso

Rappresenta un diritto incondizionato, ma viene spesso disatteso dagli Istituti di credito, quello del titolare di un conto corrente di recedere senza ostacoli dal contratto in caso di eventuali passività gravanti sul conto. Un diritto sacrosanto riconosciuto dal Testo Unico Bancario. Sulla vicenda interviene l’Unione dei Consumatori.

“La prassi è quella di opporre frequentemente un netto rifiuto o un ritardo ingiustificato di fronte alla richiesta del correntista di estinguere il rapporto di conto corrente – dichiara il Presidente dell’Unione dei consumatori Manlio Arnone – ciò accade ogni qualvolta vi sia un saldo negativo che finisce tuttavia per incrementare il saldo debitore del cliente, il mantenimento in vita del conto aumenta addebiti di spese e commissioni, da più parti è stata posta l’attenzione su questa prassi bancaria illegittima, condannando la resistenza opposta dagli Istituti di credito. Sono da considerate non dovute tutte le spese addebitate dalla banca sul conto corrente maturate successivamente alla data del recesso sino alla chiusura effettiva dello stesso. E’ pertanto sufficiente inviare una raccomandata a/r, posta elettronica certificata, fax per poter legittimamente esercitare il diritto di recesso, a cui peraltro la Banca dovrà dar riscontro entro 15 giorni lavorativi, se la banca non risponde, il correntista potrà, con l’assistenza di un legale, far valere le proprie ragioni nelle opportune sedi, ottenendo peraltro anche la restituzione delle somme eventualmente pagate a titolo di spese e commissioni addebitate dopo il recesso, come Unione dei Consumatori abbiamo messo a disposizione uno staff di legali e chi vuole può rivolgersi ai nostri uffici.

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