Archivio

Aspetti psicologici dell’Autore/Autrice di Lettere Anonime

Il termine anonimo deriva dal greco “anonimos” composto da “an” privativo ed “onoma”, che significa nome.

Equivale a senza nome, anonimo, sconosciuto, innominato, che non si fa conoscere, inglorioso, oscuro, ignobile, che non si nomina, da non nominarsi, indicibile.

Ed ancora, il termine, esprimendo ciò che non ha il nome” definisce anche l’assenza di identità.

lettera-anonimaII famoso tragediografo greco Euripide ha definito le Erinni come “coloro che non si nominano, da non nominarsi.

Le Erinni, infatti, sono le dee della vendetta, del rimorso e della punizione.

II nome significa “le irate” ed appaiono come persecutrici implacabili dei colpevoli dei delitti contro la consanguineità e l’ordine gerarchico familiare, ma, soprattutto, esse vendicano le offese rivolte contro le madri, anche quando tale vendetta contrasta con la legge.

L’analogia tra “colui che non si nomina” e le Erinni appare calzante.

Infatti, colui che scrive lettere anonime è spinto da una furia accecante, da un’aggressività incontrollata che si rivolge verso il nominato, che è colui di cui si parla nella lettera.

L’anonimo, in genere persona di buona istruzione e di elevato livello sociale, ha bisogno di punire, di vendicarsi, di generare rimorso.

Come le Erinni, egli si muove per perseguitare il povero Oreste reo di matricidio e, quest’ultimo, preso da folle furore si strapperà un dito con un morso. Colui che scrive lettere anonime è spinto dall’ira.

Colui che, a sua volta, viene accusato è coscientemente o inconsciamente colpevole.

Infatti, generalmente, lo scrivente ha subito un torto dall’accusato oppure e stato respinto, oppure calpestato.

L’accusato, in qualche modo, ha stimolato l’aggressività dello scrivente, ha quindi provocato, offeso.

Cosa accade, quindi, quando scrivente ed accusato entrano in relazione attraverso uno scritto anonimo?

Lo scrivente sembra dire “ora dico quello che sei o quello che hai fatto, ma non ti posso dire chi sono”.

L’accusato pensa “chi sarà mai per odiarmi cosi?”

In genere l’anonimo è una persona molto vicina all’accusato, egli tenta di destabilizzarlo, e, purtroppo, dice sempre una mezza verità che non si sente di dimostrare. E, siccome non la vuole dimostrare, preferisce stare nascosto e godere dell’effetto che avrà sugli altri.

In questo caso è possibile parlare di azione esibizionistica, poiché lo scritto ed il suo contenuto rappresentano il “mostrarsi – celato” dello scrivente.

La lettera anonima, oltre all’accusatore ed all’accusato, spesso coinvolge un terzo elemento: il ricevente.

II ricevente è, di solito, colui che risulta in grado di punire l’accusato. Dietro questo tipo di scritti tende di solito a nascondersi l’invidioso, colui che è mosso da rivalità fraterna, colui che odia ed invidia.

Si tratta in questo caso di persone vicine all’interessato, talvolta di persone che ritengono a torto o a ragione di aver subito torti da questo, che indicano il colpevole e chiamano a testimone l’intestatario dello scritto per spingerlo in un vicolo cieco che non lascia altre alternative: o si è dalla parte dell’anonimo ed attraverso la propria autorità gli si da credibilità, o si è contro ed allora si entra a far parte direttamente del gioco fino al protagonismo.

La lettera anonima è il sogno dello scrivente che viene reso noto al ricevente per distruggere e punire l’accusato.

Inoltre, dietro la lettera anonima, si possono celare le pulsioni sessuali.

E’ una sorta di perversione di un istinto che si manifesta attraverso l’odio ed il rancore. “lo ti ho amato, tu mi hai rifiutato ed ora ti distruggerò”.

Quando non risponde a strategie criminali di controinformazione e non rientra in piani mafiosi di intossicazione informativa, quando è una semplice espressione individuale, la lettera anonima è l’arma di un/una impotente, l’occhio di un/una voyeurista, è l’esternazione di un/una introverso/a, l’affermazione di un/una frustrato/a, l’esplosione di un’ira repressa, la vendetta di un/una ossessionato/a.

La personalità dell’anonimo differisce in modo radicale dalla personalità che firma le sue denunce; l’elemento forte di differenza è rappresentato dalla paura, mancanza di coraggio, che è fortissima nella prima ed assente nella seconda.

Esistono tuttavia altre importanti differenze.

II denunciante è megalomane e comunque sente la sua personalità in modo superiore, l’anonimo è pusillanime e soffre di stati d’inferiorità, chi si firma è responsabile nella vita, chi non si firma è irresponsabile, il denunciante è attivo, estroverso, mobile, l’anonimo è passivo, introverso, sedentario.

Infine si può concludere ricordando che l’anonimo è in realtà un mezzo attraverso il quale si esprimono le convinzioni più recondite dei gruppi sociali, quelle “voci del vicolo” che non hanno origine, che non hanno autore, ma che esprimono in sé stesse ed in modo confuso e distorto verità profonde colte indirettamente ed inconsciamente da una sensibilità popolare che si rappresenta senza freni e che assume la forma persecutoria e colpevolizzante delle Erinni, ovvero della cattiva coscienza di una verità impalpabile, indimostrabile, ma simbolicamente incisiva.

Simonetta Costanzo

In alto