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BedduViddi e il suo Nerello Mascalese: tra storia e leggenda

Tra storia e leggenda si narra di una collina verdeggiante  dal nome semplice e risoluto:“Bedduviddi”, dal cuore di lava, situata tra mare e il maestoso vulcano che gli antichi antenati chiamarono ” Etna”, nome di una magnifica dea greca figlia di Urano e Gea. La leggenda racconta che Etna fosse l’arbitro delle dispute tra Efesto e Demetra, divinità del fuoco e delle messi. Da qui il nome del prorompente vulcano nelle cui viscere leggendarie alberga,  l’omonimo drago Tifone responsabile delle distruttive eruzioni…documenti storici e antichi ritratti rivelano che la verde collina, culla dell’entroterra etnea, era un tempo ricca di magnifici ed estesi vigneti, al cui posto oggi campeggiano, quasi ad ironizzare il nome, anonime abitazioni che mantengono una propria identità e custodiscono leggendarie e storiche memorie.

BudduViddiquadroAtti storici documentano e testimoniano infatti come la piccola contrada etnea, “Valverde”, era ricoperta da estesi feudi coltivati a vigne, che rivestivano il suolo che circondava u “bagghiu”, terreno in terra battuta prospiciente all’attuale chiesa madre e posseduti da nobili famiglie della catania bene tra questi la famiglia Calì, ogni anno in quelle terre si ospitava la fiera franca. Si legge dai libri storici che in quell’occasione e nei giorni delle più note ricorrenze religiose, forni in pietra ardevano incessanti, carni spezziate venivano convivialmente consumate e innaffiate abbondantemente con il forte vino di queste terre offerti come beni sacrali ai cittadini e ai braccianti della valle.. Antichi rituali di civiltà contadine, dove la fede Cristiana si orna di paganesimo, di cui scarsi elementi residuali, ormai folclorici si riscontrano a fatica nelle odierne feste patronali.

Il vino, protagonista indiscusso di ogni forma di ritualità, rappresentava fino ad inizio secolo la principale fonte economica della verde valle. I “vigneri” e i “mostai”, infatti, erano i mestieri più ricorrenti in quella che un tempo era un incantato villaggio rurale… La dolcezza del clima, il verde della natura e la bellezza del paesaggio della collina, hanno fatto da soggiorno e da ricchezza tra la fine dell’800 e inizio ‘900 alle più prestigiose famiglie nobiliari del catanese fra queste la citata famiglia Calì… Si narra che gli estesi vigneti della famiglia offrivano lavoro a operai e mercanti del luogo e dei dintorni.. Già Alle prime ore dell’alba infatti giovani braccianti aravano e diraspavano le estese vigne della valle. Storia e leggende si intrecciano nei racconti della gente comune quando si ricordano i tempi delle vigne e del bagghiu… una storia alquanto affascinante mischiata tra miti e leggende ha colpito profondamente il cuore di due giovani che con dedizione e amore cercano di far risorgere quell’adorabile cittadina etnea… si narra infatti che in un tempo lontano dal nostro, un giovane contadino servo devoto alla famiglia Calì dal nome Mariano, ma anche conosciuto come “u beddu da vaddi”, coincidenza o pura casualità nome che ricorda il nome popolare della valle “bedduviddi”.. partiva ogni giorno da Castiglione di Sicilia per andare ad arare e potare le increspanti ma magnifiche vigne del bagghiu di Calì, si racconta come quel giovane rimaneva affascinato da quei sinuosi fusti che si innalzavano da robusti pali, ove oggi sorge l’antica fontana della piazza, per poi intersecarsi in una fitta e ornamentale rete di raspi e foglie…quelle foglie che fungevano da riparo dalle calde ore estive per Mariano e per i tanti braccianti che con le mani sporche di terra e sudore sulla fronte ogni giorno lavoravano quelle vaste terrazze verdi, prendendo in mano i carichi grappoli d’uva, con acini tondeggianti dal colore violaceo e piccole maculature rossastre che rendevano unica e inimitabile quel frutto di ruralità contadina.

Secondo la leggenda Mariano e gli altri operai, erano i veri artisti della coltivazione della vigna di bedduviddi e della trasformazione dei suoi frutti in nettare degli dei. La leggenda rivela come quel giovane ogni giorno affinava le sue abilità mettendo in pratica ciò che il suo vecchio nonno di origini greche gli insegnò, diventando un vero professionista della vite, si racconta pure di quei braccianti romani che aiutavano Mariano nel migliorare quell’elisir invidiato dalle altre famiglie facoltose della Sicilia. Per anni le distese vigne e i mostai rappresentarono il tesoro di quella valle incantata donando lavoro e ricchezza… quando però una terribile e distruttiva piaga si abbatté, insidiandosi in tutta Europa anche sulla valle verde sterminando la linfa vitale di quel tesoro. La storia racconta infatti che alla fine del XIX secolo le magnifiche e succulenti vigne Calì furono anche esse attaccate da un parassita che le succhiava la linfa dalle radice: la “fillossera” la chiamarono, un insetto importato dalle barbatelle di vite che  si  presentò come un male incurabile che “superava vallate e catene di montagne e che l’uomo stesso, ancora ignaro del modo di riprodursi e di propagarsi, continuava a diffondere. …si racconta che proprio lì in quella valle di vigneti vani furono i tentativi del giovane Mariano che insieme ai suoi compagni e al padrone del vasto feudo, cercarono di salvare le tanto amate vigne… una sera quel giovane contadino tornando a casa pensò di dover far qualcosa per non perdere il tesoro di quella valle..allora il giorno dopo tagliò pochi rami lignificati da una vigna ancora non colpita da quel male oscuro costituendo una talea che nascose in uno straccio e la portò con sé a Castiglione di Sicilia… colpita dalla devastante maledizione della fillossera i campi della collina verde furono abbandonati, la facoltosa famiglia Calì decise di emigrare…il giovane Mariano ritornò al suo paese e colpito dalla peste morì poco dopo aver confidato l’esistenza di quella nascosta talea di bedduviddi al fratello minore Geraldo, il quale decise dopo la morte di Mariano, di innestare in sua memoria quella talea ad un piede di vite americano in quei campi abbandonati e spogli di Castiglione.

Fu così che germogliò una piccola vigna nell’autunno successivo.. negli anni il fratello Geraldo curò con amore e dedizione il tesoro nascosto di Mariano innestando da anno in anno nuove talee ricreando così quel tanto amato vigneto anche se lontano dalla sua terra di origine, le vigne si innalzavano ricreando quel gioco di colori ed ombre e dalle grandi foglie spuntavano di nuovo quei tanto adorati grappoli carichi, dai piccoli acini tondeggianti e di colore rosso violaceo…. Questa è la storia leggendaria del giovane bracciante Mariano che fece della vigna il suo miracolo… quei vigneti maestosi e trapiantati hanno da subito catturato l’attenzione di quei due giovani Antonio Rosano e Giovanni Samperi che colpiti dalla storia di Mariano oggi inseguono il sogno, forse per alcuni folle,  di accrescere il valore storico ed economico di questo paese etneo cercando di recuperare cocci di storia e ”imbottigliarla”….. per riscoprire quella ruralità mezzadra fortezza e ricchezza ormai dimenticata ma non perduta… questi intraprendenti giovani hanno deciso di donare a tutti coloro che credono ancora nel miracolo agreste quell’elisir che per secoli scomparì da quelle terre prendendo possesso proprio del vigneto di Mariano…e ricavando da esso il vino che un tempo sgorgava dalle ruvide mani degli antichi braccianti della valle di Bedduviddi…  questo vigneto, superstite della Fillossera, rappresenta frammenti di quella realtà contadina che pulsa ancora nelle viscere laviche di questo paese alle pendici della maestosa Etna…che si riscopre a piccoli sorsi dal vetusto NERELLO di BEDDUVIDDI.

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(MESSAGGIO PROMOZIONALE)

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