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Caltanissetta. Janni: Quanto ci debbono costare pane e mele al tempo del coronavirus?

Si è parlato tanto in questi giorni delle categorie professionali che non possono ancora “ri-aprire” e che, in conseguenza della pandemia da coronavirus, a distanza di due mesi dal primo dpcm del Presidente del Consiglio, non possono svolgere la propria attività lavorativa. Tra queste gli albergatori, i ristoratori, i parrucchieri, ecc. Una situazione davvero grave e preoccupante. Dolorosa.Ma non è di questo che intendo parlare. Invece, intendo parlare di quelle categorie professionali che non hanno interrotto neppure per un attimo la propria attività pubblica e commerciale. Anzi: l’hanno notevolmente incrementata. Bene: anche stamani ho dovuto comprare diversi prodotti di prima necessità per la mia famiglia e, per l’ennesima volta, ho dovuto prendere atto che i prezzi di alcuni alimenti (ad esempio frutta, verdura, pane, ecc.) sono aumentati in modo sconsiderato. In più, i prodotti sono esposti senza quell’etichetta cui il rivenditore ha l’obbligo di scrivere oltre al prezzo, l’origine, la varietà, il calibro e la categoria. Secondo il regolamento dettato dalla UE, infatti, ogni consumatore deve avere informazioni dettagliate su cosa sta acquistando. Infine, ho notato che lo scontrino fiscale riporta il totale dovuto ma non i corrispettivi parziali.Inevitabilmente mi chiedo: chi tutela i cittadini, i consumatori? La Polizia Municipale, la Guardia di Finanza effettuano i dovuti controlli? Insomma: quanto ci debbono costare pane e mele? Oltre, ovviamente, alle spese aggiuntive per guanti in lattice e mascherine sanitarie, che dobbiamo indossare obbligatoriamente e pagare più o meno profumatamente.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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