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Catfish False Identità: un programma specchio del disagio giovanile

di Maria Aiello

“Catfish False Identità è una serie televisiva americana trasmessa da MTV che racconta le storie di ragazzi alle prese con amori nati in rete e con la voglia di scoprire la verità sull’identità di chi si trova dall’altra parte dello schermo del computer. L’idea di questo documentario nasce dall’esperienza reale del conduttore del programma ovvero il ventinovenne Nev Schulman il quale, dopo aver vissuto in prima persona la delusione di un imbroglio on-line, decide di fare un appello per aiutare tutti quei giovani che, invaghitisi di persone conosciute su internet ma mai incontrate di presenza, decidono di rivolgersi a lui e al suo amico e collaboratore Max Joseph per riuscire a scoprire se quello che hanno vissuto fino a quel momento è finzione o realtà. La cosa che colpisce maggiormente di questo reality è che seguendo tutte le puntate ci si può rendere conto di come l’epilogo delle storie, nonostante la varietà dei particolari, sia quasi sempre uguale: ovvero tutti i giovani alla fine rimangono con l’essere profondamente delusi perchè le persone di cui si fidavano e con cui avevano stabilito rapporti affettivi anche abbastanza intensi, sin dall’inizio hanno mentito sulla loro identità; chi ha mentito sul proprio aspetto fisico, chi su alcuni tratti della propria personalità, sulle loro vere intenzionalità ecc. A parte il triste epilogo, il filo che unisce tutte queste storie e i loro protagonisti è rappresentato dalla presenza di un grande stato di disagio giovanile che purtroppo attanaglia una società fortemente dipendente dal fenomeno internet, ed in particolar modo da social networks, comunità virtuali e vari. Ragazzi molto giovani in una fase critica come quella dell’adolescenza, vedono in internet un mondo all’interno del quale poter immergersi completamente senza l’obbligo di doversi esporre troppo, di mostrare realmente se stessi, ma con la possibilità di essere chiunque si voglia, e spesso, di essere chi nella vita concreta si vorrebbe diventare. Ancora una volta l’ancora di salvataggio, l’unico salvagente che, se lanciato al momento giusto può davvero salvare le vite di questi giovani, è la famiglia: oltre ad un controllo sempre presente riguardo il corretto utilizzo di internet, la chiave per far sì che i figli non cadano in queste trappole telematiche è il dialogo, la comunicazione, l’affetto che devono manifestarsi con costanza giorno per giorno a partire anche dalle cose che in apperenza possono sembrare più insignificanti ma che in realtà rappresentano tappe fondamentali per una formazione completa della personalità individuale. Ciò fa sì che i giovani sviluppino una dimensione sociale adeguata ed appagante basata sulla realtà di gesti e parole concrete e quotidiane. Quella che può essere definita come la nota educativa positiva di questo programma si basa sull’approccio sensibile ed amichevole con il quale i conduttori riescono ad aiutare concretamente questi ragazzi, facendoli rendere conto del pericolo che corrono così da portarli piano piano, dopo averci sbattuto la testa, verso la consapevolezza di intrattenere relazioni più sane e sopratutto reali. Scomodando due bei vecchi detti concluderei dicendo che sbagliando si impara ma prevenire è sicuramente meglio che curare.”

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