Politica

Comune di San Cataldo: l’Amministrazione porta “le carte” alla Corte dei Conti

Riceviamo e pubblichiamo:

Con riferimento all’articolo pubblicato sul quotidiano locale del 20/06/2016 dal titolo “INVIERO’ GLI ATTI ALLA CORTE DEI CONTI“, si fanno urgenti precisazioni al fine di fare chiarezza sulla vicenda della deliberazione consiliare concernente il ripiano del disavanzo scaturente dall’applicazione dell’art.3 del D.LGS.VO 118/2011 E S.M.I.

Premesso che l’Amministrazione Comunale Modaffari è in carica dal 11 Giugno 2014, data oltre la quale è responsabile di eventuali omissioni e negligenze, si precisa che la deliberazione approvata dal Consiglio Comunale ha un’unica finalità: stabilire se il Comune vuole usufruire della facoltà concessa dalla legge di ripianare il disavanzo accertato in un arco temporale massimo di 30 anni. La norma ha chiaramente l’obiettivo di alleggerire i Comuni rispetto ad una ipotesi di disavanzo che, con l’entrata in vigore delle nuove norme in materia di bilancio, rischia di gravare sull’ente portandolo al collasso. Tali disavanzi non sono di certo frutto di “cattiva gestione” di chi attualmente amministra, ma sono ereditati dai bilanci approvati negli anni scorsi che erano di fatto “drogati” da residui e accantonamenti a fondi di crediti di dubbia esigibilità. I presupposti del disavanzo, e cioè il riaccertamento straordinario di tali somme, è esclusa da scelte consiliari, in quanto collocate a livello di atti gestionali, di cui risponde il servizio finanziario e gli altri servizi chiamati al riaccertamento dei residui. Purtroppo, il meccanismo di calcolo del fondo crediti di dubbia esigibilità, che ripetiamo è di stretta pertinenza tecnica e quindi fuori dal controllo degli amministratori, si è rilevato penalizzante per il Comune di San Cataldo, in quanto negli ultimi cinque anni sono stati registrati elevati livelli di residui attivi che hanno una bassa propensione a tradursi in introiti, in altri termini cospicue voci dell’attivo che provengono dagli anni precedenti sono di difficile esazione. Da qui la domanda: di chi la colpa? È pretestuoso individuare il “colpevole” nella Amministrazione attuale che invece ha dovuto subire i contraccolpi negativi di una radicale riforma legislativa, che sta penalizzando le amministrazioni in carica per riequilibrare la situazione finanziaria dell’ente, soprattutto a causa di vicende che sono maturate negli anni precedenti. I numeri sono semplici, basta avere l’onesta intellettuale di leggerli: i residui attivi di maggiore rilevanza, che hanno gonfiato il fondo crediti provengono dagli anni 2011-2012-2013 (che la consigliera scrivente, e forze politiche vicine, dovrebbe conoscere approfonditamente), sono stati postati in bilancio quando erano in carica altre amministrazioni, altri assessori e altro collegio dei revisori. Ad esempio il Comune vanta crediti nei confronti dell’EAS per circa € 1.000.000,00 e crediti dalla Regione per circa € 633.000,00, per i quali questa Amministrazione sta cercando, per vie legali, di recuperare le somme. Un’altra voce di residuo di difficile esazione è costituita dal credito nei confronti delle cooperative edilizie per pratiche espropriative di oltre 2.089.484,00. Si tratta di procedure che si sono allungate negli anni e ora l’amministrazione in carica ha il difficile e impopolare compito di provare recuperare le somme a seguito delle sentenze, con rivalsa a carico delle cooperative edilizie. Infine, bisogna affrontare il delicato tema della TARSU. L’Ato Ambiente ha cessato la sua operatività nel Ottobre 2013, come Comune abbiamo pagato a carissimo prezzo questa malagestione: è rimasta altresì una “eredità” di oltre € 2.000.000,00 di tassa da recuperare per gli anni che vanno dal 2010/2012, nonché € 4.800.000,00 di somme non riscosse per ruoli emessi negli anni dal 2005 al 2012. Questa amministrazione, nel 2015, preso atto della non operatività dell’ATO, ha costituito uno staff di dipendenti che dovrà occuparsi del recupero di tali somme che comunque incideranno in maniera assai pesante sulla quantificazione del fondo crediti. È chiaro (lo è certamente a tutti coloro che non vogliono solo opporsi a prescindere e fare sterile polemica) che si tratta di inefficienze e ritardi che non possono essere addossati a questa Amministrazione, che anzi si trova a dover risolvere problematiche fossilizzate da anni, problemi che in passato non si è avuto la forza o la voglia di risolvere. Gli esempi sopracitati riguardano i residui di maggiore importo, ma ve ne sono tanti altri di importo meno rilevante, che provengono sempre da anni precedenti e che concorrono a quantificare il fondo. E’ evidente che il disavanzo tecnico, per il quale è stato chiesto il ripiano in 29 anni, non può essere colpa dell’amministrazione Modaffari, che anzi oggi è chiamata a gestire criticità finanziarie mai affrontate da nessun’altra amministrazione in passato, a togliere tutti gli scheletri che sono stati ammassati negli armadi da Assessori e forse Revisori forse poco attenti, a dover reagire alle scelte scellerate in tema di bilancio operate in un momento di forte criticità economica degli enti locali e con i trasferimenti in forte diminuzione. È persino superfluo evidenziare che la situazione del Comune di San Cataldo riguarda buona parte dei Comuni Siciliani. Siamo talmente certi del nostro operato che al di la del fatto che tutte le carte relative ai Bilanci sono inviati d’ufficio alla Corte dei Conti da parte di questa Amministrazione (cosa che la Consigliera dimostra di non conoscere) ci offriamo di accompagnare la consigliera alla Corte dei Conti magari per portare tutte le carte degli ultimi quindici anni che hanno generato il disastro attuale.

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