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Italia Nostra: La controversa gestione di parchi e riserve naturali in Sicilia

 

Riceviamo e Pubblichiamo:

Straordinaria terra di sole e di mare, di storia e di cultura, di terme e di vulcani; ricca di agrumi e di viti, di mandorli e di frumento. Questo e tanto altro ancora è la Sicilia. In un paesaggio estremamente vario si alternano boschi e steppe, laghi e saline ancora attive, fiumi perenni e secche fiumare. L’Appennino siculo si estende per tutta la parte settentrionale dell’Isola ed è diviso nei tre gruppi montuosi dei Peloritani, dei Nebrodi e delle Madonie. Ad esso fanno da contraltare l’isolato apparato vulcanico dell’Etna, l’irregolare disposizione dei Monti Erei e del cosiddetto Altopiano Solfifero, la propaggine meridionale dei Monti Iblei. In Sicilia le basi per la tutela dell’ambiente furono poste con il contributo fondamentale delle associazioni ambientaliste: la legge regionale n. 98 del 1981 istituì le riserve naturali di Vendicari, Zingaro e Stagnone di Marsala. Con la legge regionale n. 14 del 1988 e con il successivo Piano regionale delle riserve del 1991 sono state aggiunte ben 79 nuove aree protette. Nel frattempo sono stati istituiti i quattro parchi naturali regionali dell’Etna, dei Nebrodi e delle Madonie e, nel 2001, il parco dell’Alcantara. Parchi e riserve naturali, aree marine protette e zone umide coprono complessivamente il 10,5% del territorio dell’Isola. La tutela delle aree di valenza ambientale finora istituite è di esclusiva competenza della Regione Siciliana (Assessorato Territorio e Ambiente).

Anno 2016. Tra gli effetti del malgoverno regionale, in Sicilia, il taglio di circa il 60% delle risorse economico-finanziarie destinate annualmente alle 27 riserve naturali affidate (dalla Regione Siciliana) alle associazioni ambientaliste. Dunque: la legge di stabilità stabilirebbe, per il fondo a loro disposizione, una riduzione di circa il 60%. L’Assemblea regionale siciliana, nei giorni scorsi, ha dichiarato inammissibile un emendamento della deputata regionale del Movimento 5Stelle Valentina Palmeri, che mirava a reintegrare tale fondo. “Ci tengo ad evidenziare – afferma Valentina Palmeri – che 27 riserve naturali, in Sicilia, sono dirette dal Wwf, da Italia Nostra, da Legambiente, dalla Lipu, dal Cai, dal G.r.e., dai Rangers d’Italia e dal Cutgana: associazioni, gruppi di ricerca che si sono contraddistinti per una virtuosa gestione, grazie alle quale è stata tutelata e valorizzata la biodiversità della nostra Isola. L’ambiente è al centro dei problemi del Pianeta,  ma in Italia e in Sicilia stenta a diventare il cuore della politica nazionale e regionale. La Sicilia è l’unica regione in Italia a non aver approvato una legge sul mare, sulla tutela della costa, sull’uso del demanio marittimo e a non disporre di un piano dei rifiuti, di un piano idrico ed energetico.” Emilio Giudice, direttore della Riserva naturale orientata Biviere di Gela, aggiunge amareggiato: “Il governo regionale decide di non finanziare solo alcune delle aree protette: quelle gestite dalle associazioni ambientaliste. La Lipu e le altre associazioni danno fastidio perché non sono controllabili dalla politica. Diciamolo. Noi, da anni, facciamo quello che avrebbe dovuto fare lo Stato. E’ assurdo: chi lavora ogni giorno sul territorio e per il territorio non avrà più fondi, mentre le aree gestite dalla Regione Siciliana e dalle ex Province ottengono un incremento dei finanziamenti. La Lipu, l’associazione che gestisce la riserva naturale Biviere di Gela, riceve annualmente circa 200 mila euro, sia per le attività da svolgere sia per la copertura dei costi del personale. E’ una spesa che incide pochissimo sul bilancio regionale, ma la Regione decide comunque di tagliare i finanziamenti alle associazioni ambientaliste. Andare avanti in questo modo diventa impossibile. Per anni, abbiamo dovuto sostituirci allo Stato. Abbiamo denunciato gli abusi subiti da questo territorio, abbiamo chiesto di far luce sulle attività di bonifica. Abbiamo presentato denunce che hanno consentito di evidenziare tante anomalie e adesso rischiamo di dover abbandonare tutto.”

Cos’altro aggiungere? Forse si potrebbe dire che se la Regione Siciliana si decidesse a sciogliere ambiguità e contraddizioni, una possibile soluzione potrebbe essere costituita da un Ente o Agenzia unica regionale che, all’insegna di una virtuosa razionalizzazione e programmazione, di una maggiore efficacia ed efficienza del servizio, riassuma, valorizzi il personale operante nelle riserve naturali – così come è stato fatto in altre regioni d’Italia e in Europa. Le associazioni ambientaliste, i centri di ricerca dell’Università potrebbero comunque continuare a svolgere un ruolo tecnico-scientifico importante, fondamentale. E’ indubbio, infine, che la competenza maturata dalle associazioni ambientaliste nel corso degli anni, con la gestione delle aree protette, costituisce una peculiare risorsa, un ineludibile riferimento nel complesso passaggio dalla gestione di parchi e riserve naturali alla gestione della Rete ecologica europea.

Leandro Janni

Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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